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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 Le bugie di Matteo
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Gabriella Cuscinà
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Italy
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Inserito - 14/12/2007 :  08:43:59  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Gabriella Cuscinà Invia un Messaggio Privato a Gabriella Cuscinà
Le bugie di Matteo


- Tu sei…….? - chiese l’insegnante d’Italiano quel primo giorno di scuola, vedendo un ragazzino che si agitava continuamente.
- Ah sì, sei Matteo Bellini, – affermò guardando l’elenco degli alunni iscritti in prima media. - e quanti anni hai, Matteo?-
- Ne ho dodici,- fu la risposta perentoria.
- Dodici? Ma qui c’è scritto che sei nato il 16 agosto del
‘95, quindi hai compiuto undici anni il mese scorso.-
- Ah già sì è vero! Ne ho undici. Ma se lo sa perché me lo chiede?-
- Quanti fratelli hai Matteo?- chiese ancora l’insegnante, cambiando discorso.
- Ho sette fratelli e io sono il più grande.-
- Dunque siete otto fratelli. Ma il più piccolo quanti anni ha?-
- Ha cinque anni e si chiama Vittorio.-
- Otto fratelli. Il più grande ha undici anni e il più piccolo cinque. Matteo, quello che dici è impossibile. – La professoressa s’accorgeva che nell’atteggiamento del ragazzo c’era qualcosa di strano. Si grattava sempre i riccioli fulvi e scalciava sotto la sedia.
- Ah sì, mio fratello è solo Vittorio.-
- E gli altri chi sono, scusa?
- Non ci sono. C’è solo Vittorio.-
- E allora perché dici che siete otto fratelli?-
- Ho sbagliato. Siamo solo due.-
L’insegnante si rese conto che, dicendo queste fandonie, Matteo l’aveva impegnata per parecchio tempo e inoltre aveva attirato su di sé l’attenzione dei compagni. Dunque decise di non occuparsi più di lui e di continuare a conoscere il resto della classe.
Qualche giorno dopo, la medesima professoressa chiese ai ragazzi informazioni sui rispettivi genitori e Matteo affermò che il padre e la madre erano medici. Quando però avvenne il primo incontro con i papà e le mamme degli alunni, si presentarono i genitori di Matteo e dissero di essere entrambi infermieri. L’insegnante li informò di ciò che aveva affermato Matteo sulle loro professioni e di come spesso tendesse a dire bugie. I genitori spiegarono di avere un altro figlio di cinque anni, di nome Vittorio, che era down ed assorbiva tutto il loro tempo e le loro cure. Per questo Matteo cercava di attirare l’attenzione su di sé mentendo.
La docente si compenetrò nella situazione di quella famiglia e prese il caso a cuore. Infatti tutte le volte che Matteo interveniva fuori luogo, lei faceva finta di niente. Sino a quando un giorno, durante la ricreazione, il ragazzo fu sorpreso a litigare aspramente con un compagno della classe accanto. Lo stava prendendo a pugni e quando la professoressa intervenne per separarli, dichiarò che aveva offeso sua madre. Poi quando iniziò la lezione d’Italiano, Matteo chiese di uscire per andare in bagno e la professoressa gli domandò: - Hai proprio tanta urgenza? Cerca di dire la verità.-
La risposta fu: - Sì, sì, è la verità, me la sto facendo addosso.-
Quindi il ragazzo uscì e rientrò quasi subito. Trascorsi pochi minuti, si spalancò la porta ed entrò a catapulta il ragazzo con cui Matteo aveva litigato, gridando: - Dov’è che l’ammazzo! Dov’è che l’ammazzo!-
L’insegnante bloccò l’energumeno redarguendolo: - Ma come ti permetti! Dove ti senti?- E il ragazzo sempre gridando: - Matteo è entrato nella mia classe e ha detto che mio padre è cornuto!-
La docente rimandò il ragazzo nella propria classe dopo averlo rimproverato per l’irruzione violenta e cominciò a dire a Matteo che non sapeva rispettare le regole, che era un eterno bugiardo e che non meritava nessuna fiducia. La parola fiducia parve scuoterlo, ma poi ripiombò nel suo atteggiamento d’insolenza e di menefreghismo.
Un giorno Matteo disse di essere impreparato in antologia e fece vedere all’insegnante una giustificazione della madre per non aver potuto studiare. Ma in quella giustificazione la data risultava falsificata. Cioè manomettendo e cambiando la data, aveva usato la medesima giustificazione di una volta precedente. La professoressa gli diede del mistificatore e disse che il suo comportamento era sleale perché aveva cercato d’imbrogliarla. Disse che non c’è niente al mondo che giustifichi la menzogna perché essa ha sempre le gambe corte; lo rimproverò insistendo sul fatto che non era mai sincero e che invece bisogna vivere alla luce del sole senza nascondere o simulare nulla.
Per tutto dire, qualche giorno dopo Matteo causò un vero finimondo riferendo ad un compagno che un altro l’aveva tacciato d’essere gay. Naturalmente non era vero, ma i due si diedero schiaffi e pugni, mentre il resto della classe gridava e saltava. Tutto questo sempre durante la ricreazione.
La professoressa d’Italiano fece tornare l’ordine e chiese il motivo della zuffa. Quando comprese dell’ennesima bugia di Matteo, cominciò a dirgli che si comportava malissimo, che era un calunniatore e che si divertita a vedere i compagni picchiarsi. Matteo rispose che i suoi compagni erano scemi e credevano a tutto ciò che diceva loro.
L’insegnante allora gli raccontò la storiella della goccia d’acqua e di Madre Teresa di Calcutta.
- Sai Matteo, - prese a dire- un giorno un giornalista disse a Madre Teresa che, sebbene ammirasse i suoi gesti di carità verso i poveri e gli ammalati, pensava che fossero solo una goccia d’acqua gettata nell’oceano. Allora Madre Teresa gli rispose che senza quella piccola goccia, l’oceano non sarebbe stato mai pieno. Questo significa che tutto è importante nella vita. Ed è importantissima l’onestà, perché senza la tua piccola parte d’onestà, l’oceano della dignità umana non sarà mai pieno. –
Matteo ascoltava queste parole a bocca aperta e con gli occhi sbarrati.
- Vedi figlio mio, - continuò la docente – sono importanti le piccole cose. Per esempio, un abbraccio affettuoso è importante per chi, come te, non viene mai abbracciato dai propri genitori, che devono sempre pensare al figlioletto down.-
A questo punto, al ragazzo spuntarono le lacrime agli occhi.
- E’ importante una carezza e una lode per chi, come te, non riceve altro che rimproveri. E’ importante una parola di speranza per chi teme d’essere condannato a dire sempre bugie per farsi ascoltare. E’ importante un sorriso per chi, come te, immagina che gli altri siano sempre pronti a prenderlo in giro. E’ importante il silenzio per chi ascolta continuamente i lamenti e le frasi sconnesse di un fratellino down.-
A queste ultime parole, Matteo cominciò a piangere e la professoressa si rivolse alla classe: - Ragazzi, è importante la tolleranza verso chi agisce senza equilibrio. E’ importante uno sguardo di tenerezza per chi soffre in solitudine. E’ importante un abbraccio affettuoso per i ragazzi come Matteo. E’ importante uno sguardo di compassione, un incoraggiamento sincero. E sai perché Matteo? Perché senza tutti questi gesti di carità, l’oceano dell’amore sarebbe più piccolo. Allo stesso modo senza le tue verità, l’oceano della sincerità non sarà mai pieno. Dunque dovresti imparare a non dire più bugie per mostrare carità e compassione verso i tuoi genitori che soffrono per tuo fratello, e per cercare di riempire al massimo il meraviglioso oceano dell’onestà, della lealtà e della verità .-
Matteo aveva la testa piegata sul banco e singhiozzava, nascondendo il viso tra le braccia.
Da quel giorno imparò la lezione e si sforzò di non mentire più. Anzi ogni tanto alzava la mano per parlare e si sfogava raccontando ai compagni e alla professoressa le sue angustie per aver dovuto litigare con il fratellino che non gli permetteva di studiare. Ma lui studiava lo stesso e si chiudeva nel bagno per poterlo fare. Raccontava di tutte le volte in cui era costretto a lavarsi la faccia per pulirsi degli sputi di Vittorio. Si lamentava di quando il povero bambino down era guardato con commiserazione dalle persone. Matteo cominciò a raccontare pure quanto il fratello fosse speciale, sempre sincero ed indifeso. Un giorno confessò d’amarlo profondamente e disse che Vittorio gli aveva insegnato che le sofferenze ci fanno diventare migliori. Poi, guardando la sua professoressa d’Italiano, affermò: - Però noi ragazzi abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci faccia capire con fermezza e chiarezza quando sbagliamo e perché il nostro comportamento sia sbagliato.-



Gabriella Cuscinà

   
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