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 Quattro passi in Paradiso
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luisa camponesco
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Inserito - 31/10/2005 :  08:09:30  Mostra Profilo  Visita la Homepage di luisa camponesco Invia un Messaggio Privato a luisa camponesco

Quattro passi in paradiso

La sveglia suonò alle sette, Matteo sbadigliò e si girò dall’altra parte. Non aveva proprio voglia di andare a scuola, veramente non aveva voglia di fare più nulla, dopo la morte improvvisa del nonno.
Era cresciuto con lui, aveva fatto le veci del padre che non aveva mai conosciuto, aveva imparato a camminare stringendo la manina alle sue dita nodose, a distinguere i colori, ad imparare il nome dei fiori.
La mamma faceva l’infermiera e spesso doveva fare i turni di notte, ma Matteo non aveva paura, gli occhi teneri di nonno Antonio vegliavano su di lui.
La sua infanzia era stata davvero felice, avrebbe voluto avere la mamma più presente, ma consapevole che quel lavoro era anche l’unica fonte di sostentamento, si accontentava dei momenti in cui erano tutti e tre insieme.
Li viveva con tale intensità da portarne il ricordo per molto tempo, poi c’era il nonno che riempiva la giornata. La sua risata, le favole raccontate alla sera, le notti d’estate passate ad ascoltare i grilli.
- Matteo alzati o farai tardi!!
- Vengo mamma!
- Tesoro, io devo andare. La colazione è sul tavolo, ci vediamo stasera!
Matteo si tirò le lenzuola fin sopra la testa, non gli importava della scuola, certo che la vita, prima o poi, metteva tutti a dura prova. Cercava di ricordare cosa gli diceva il nonno quando era triste, ma non era così facile.
Dov’era il nonno adesso? Parlavano spesso del paradiso, il luogo dove andavano le persone buone, di sicuro il nonno doveva essere lì, ma il pensiero non lo consolava.
Forse si era addormentato perché, ad un tratto si sentì chiamare.
- SVEGLIAAA dormiglione!!
Matteo si destò di soprassalto.
- Nonnoooo ma sei proprio tu?
- Non mi vedi figliolo! Sono proprio io!
- Ma non sei morto?
- Ti sembro uno che è morto?
- Allora è stato tutto un brutto sogno! – corse ad abbracciarlo e lo tenne stretto a sé
- Ehi, ehi, mi stai soffocando! – esclamò il nonno ridendo – allora sei pronto?
- Per far cosa?
- Per fare quattro passi.
- Mi vesto in un attimo!
Che meraviglia poter uscire ancora a passeggiare col nonno. Si lavò in fretta e mangiò qualche biscotto.
- Eccomi!
- Bene Matteo! Oggi ti porto in un posto molto speciale.
Il ragazzo assunse una espressione di stupore, però si fidava del nonno, se diceva che era speciale doveva esserlo per davvero.

Camminavano in un fitto bosco, la luce del sole penetrava a stento fra il fogliame, il luogo era molto silenzioso.
- Nonno! Che posto è questo?
- Un posto dove ci si riposa dopo un lungo cammino.
C’era alcune panchine tutte occupate da persone che discorrevano tranquillamente. Appena videro Antonio lo salutarono con grandi sorrisi.
- Nonno ma ti conoscono!
- Si! Siamo tutti amici.
- Ma dov’erano prima? Io non li ho mai visti!
- Ci sono sempre stati, ma prima non ci facevamo caso.
Passeggiarono in quella meraviglia, fra i sussurri dei rami mossi dalla brezza del mattino e il cinguettio degli uccelli.
- Nonno, perché non mi hai portato prima in questo posto?
- Perché prima non sapevo che ci fosse.
Raggiunsero una radura, il cielo era di un azzurro tale da abbagliare, le rondini garrivano nel cielo.
- Le rondini? – ma se siamo in autunno!! – esclamò il ragazzo
- Ti avevo detto che questo è un posto speciale.
Dall’alto di un poggio si scorgeva un fiume argentato e molte barchette con le loro vele al vento. Si udivano risa di bimbi e di gente felice.
- Ho saputo che non vuoi più andare a scuola.
- Solo perché pensavo che tu fossi non ci fossi più! – rispose il ragazzo
Antonio sospirò
- Io sarò sempre con te! – lo prese per mano e camminarono nel più luminoso mattino che si possa immaginare.
- La vita ci impone delle scelte – proseguì il nonno - da esse dipende il nostro futuro.
- Non capisco nonno!
- Per esempio, non andare a scuola, è un modo sbagliato di affrontare il problema. Io non c’ero e tu ti sei arrabbiato contro il mondo intero.
Matteo chinò il capo mortificato.
- Matteo! Vorrei farti capire una cosa, le persone percorrono un tratto di strada insieme, poi arrivano ad un bivio e si devono salutare perché ognuno deve raggiungere la sua meta, il luogo dove è destinato. Guarda quel giovanotto là! – indicò un uomo che teneva per mano un bambino. – quello potresti essere tu fra dieci o quindici anni. Che bella cosa è vivere!
Il ragazzo avvertiva nelle parole del nonno un sottile rimprovero, Antonio lo capì.
- Ehi! Ti ricorda niente questo posto?
Il torrente scorreva sotto i loro occhi e trote argentee guizzavano a pelo d’acqua.
- Certo!! Ci siamo stati molte volte a pescare, ma non me lo ricordavo così bello.
- Allora Matteo approfittiamone, le canne da pesca sono proprio qua.
Che meraviglia! Era come se il tempo non fosse trascorso, pescare in compagnia del nonno era una di quelle cose che non si potevano dimenticare.
- Vediamo chi lancia più lontano!
Risero, si sfidarono, prendevano le trote per poi ributtarle in acqua e il vento carezzava loro il volto.
- Aiutami! Questa è grossissima. – Matteo, rosso in viso tratteneva la canna a stento, Antonio gli corse accanto e lo aiutò a tirare il grosso pesce che saltellò sul prato.
- Adesso, però, rimandiamolo a casa. Siamo proprio in gamba, vero Matteo?
- Siamo una squadra! – rispose il ragazzo.
- Ci mangiamo qualcosa?
- Ummm è vero nonno ho proprio fame.
Lasciarono il torrente e si incamminarono per un sentiero fra gli alberi fino a raggiungere una spianata con molte panchine a tavoli. Intere famiglie erano radunate mentre i bambini giocavano a rincorrersi.
- Ecco! C’è un tavolo libero.
Poco dopo si avvicinò loro un uomo che portava un grembiule a scacchi con la pettorina.
- Cosa vi porto?
- Per me nulla, ma per mio nipote un panino gigante con marmellata di pesche. Ho indovinato vero? – chiese risvolto a Matteo – e porti anche un bel bicchiere di latte!
Matteo mangiò di lena, ogni tanto si guardava attorno, ma aveva smesso di fare domande, voleva godere fino in fondo della compagnia del nonno.
- Vogliamo andare adesso?
- Dove nonno?
- Al parco giochi!
Si diressero verso un’ampia zona, si udiva un’allegra marcetta e ben presto videro le giostre con tanto di cavalli, e una ruota panoramica. I bambini si divertivano, la cosa strana, però, era che gli adulti erano pochi, quasi non si notavano.
- Vuoi unirti a loro?
- Solo se vieni anche tu!
Nonno e nipote sui cavalli si divertirono, risero fino alle lacrime. Antonio sembrava tornato un ragazzino.
- Nonno ma questi bambini sono qui da soli?
- No Matteo, in questo posto nessuno è solo!
Un’altra risposta strana, incomprensibile.
- Vieni! Prendiamo lo zucchero filato.
Si sedettero per godersi quel dolce, Matteo si sporcò il viso.
-Abbiamo ancora tante cosa da vedere prima che faccia sera e tante cose da dirci. – improvvisamente sul volto del nonno, apparve un velo di tristezza.
Il sole pareva volesse incendiare le foglie del bosco, camminarono calpestando un tappeto di muschio.
- Nonno?
- Si!
- Tu non verrai con me vero? Non tornerai a casa.
Erano giunti ad un bivio, il sentiero si divideva in due direzioni opposte. Gli occhi di Matteo si riempirono di lacrime.
- Non essere triste per me, ragazzo
- Ti rivedrò ancora?
- Si, ma fra molto, molto tempo. Ora prendi la tua strada figliolo e rammenta quello che ti ho detto!
Il sole era al tramonto, al tramonto di una giornata indimenticabile.
Matteo prese a camminare per il suo sentiero con decisione e senza voltarsi indietro.

°°°°°°°

- Matteo alzati o farai tardi!
- Vengo mamma
- Tesoro, io devo andare, la colazione è pronta sul tavolo, ci vediamo stasera.
Matteo stava tirarsi le lenzuola sopra la testa per tornare a dormire, ma… qualcosa lo trattenne, e allora balzò fuori dal letto, si lavò, fece colazione, poi zainetto in spalla, raggiunse lo scuola-bus.

Con gli occhi chiusi, nell’ultimo posto del pulmino, mentre si dirigeva verso la sua meta, pensava

Che bella cosa è vivere.



Luisa Camponesco

Edited by - luisa camponesco on 31/10/2005 08:18:33

   
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